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WHY WANTING OUR CHILDREN HAPPY IS NOT NAÏVE?

Una indagine e una riflessione sul significato della felicità come obiettivo educativo


Che cosa chiedete ai vostri bambini al termine della giornata? Ti sei comportato bene? Sei stato bravo? Did you behave?


La maggior parte di noi probabilmente potrebbe trovare nei propri ricordi più remoti le tracce di queste domande. Forse ancora adesso spesso ci troviamo a chiederci se il nostro comportamento sia stato adeguato alle aspettative. Siamo stati all'altezza in questa o quest'altra situazione al lavoro? O nel contesto sociale delle amicizie. O con il partner. Non importa la situazione, ci siamo comportati bene? - chiede la nostra voce interiore.

Ma che dire di come ci siamo sentiti? Cosa provano i nostri figli? Sicuramente, oggi molto più che in passato (un passato non così tanto lontano) i sentimenti e la crescita emotiva dei bambini sono un argomento nella discussione sulla cultura genitoriale, se ne scrivono libri e si fa molta informazione specializzata e di ottima qualità.

Ma forse dobbiamo prima capirci su un punto.


Di cosa parliamo quando parliamo di felicità? L'abbiamo chiesto ai ragazzi del nostro 5th grade.


Partendo dallo studio in classe del PIL, il prodotto interno lordo, i ragazzi dialogando tra loro si sono chiesti se esistessero altri criteri per valutare la qualità della vita in un paese (o comunità). La loro intuizione è che questo criterio dovesse essere quello dato dalla felicità della popolazione. Mettendo dunque in campo qualche ricerca, i ragazzi scoprono che il Bhutan, uno dei paesi con il PIL procapite più bassi del mondo, ormai da anni ha adottato un altro metodo di misurazione, il FIL - FELICITÀ INTERNA LORDA (come sappiamo anche l'ONU adotta l'indice Better Life per la misurazione del benessere degli Stati).

Ci spiegano quindi:

Il FIL è l'indice per misurare la ricchezza di uno stato che misura la felicità delle persone invece di prodotti e servizi. Si basa su quattro pilastri fondamentali e copre nove campi diversi. I quattro pilastri sono: buon governo, cioè che lo stato bhutanese provi sempre a promuovere ed ad aiutare l’incremento della FIL; sviluppo socio-economico sostenibile, cioè che tutti i cittadini bhutanesi possano usufruire di un’educazione pubblica, di una sanità pubblica, di avere una vita sicura e di vivere in una società equa e giusta; preservazione e promozione della cultura, cioè la capacità del Bhutan di mantenere cultura, identità e tradizioni del paese; conservazione ambientale, cioè che il paese protegga l’ambiente del Bhutan per le prossime generazioni.

E nella nostra comunità scolastica cosa succede? Noi siamo felici?

I ragazzi hanno quindi ideato e lavorato ad una indagine da sottoporre a tutte le classi della scuola elementare: FIL - INDAGINE SULL'INDICE DI FELICITÀ DEGLI ALUNNI.

Gli ambiti che a loro parere sono rilevanti sono: felicità, ambiente e saggezza.

Con la FIL abbiamo voluto misurare quanto i bambini sono sereni ad andare a scuola, perché entri meglio se sei sereno e poi a scuola non hai preoccupazioni. Volevamo scoprire anche quanto siamo in contatto con la natura e capire quanto i bambini sentono di avere imparato. Questa è la ragione per cui il questionario è stato diviso in tre parti: felicità, ambiente e saggezza.

Per poter rilevare con precisione le opinioni di ciascuno i ragazzi hanno pensato di creare un questionario con risposte misurabili in scala da 1 a 10.

Quando arrivi a scuola come ti senti? Quanto ti piace la scuola? Quanto ti rendono felici i tuoi amici?

Di quali sono stati i risultati di questa indagine non parleremo ora, perché questo non è il punto. Il punto è che i bambini hanno capito quel è la premessa. Le motivazioni per cui nella vita una persona potrà essere felice o non esserlo sono molte e complesse e questa felicità potrà essere spesso discontinua ad intensità alterna. Ma senza la premessa - i fondamentali emotivi per costruirsi all'interno della società - la felicità non è nemmeno un obiettivo, non esiste. Ciò che i ragazzi ci dicono è che per stare bene devi essere sereno, sentire di aver imparato e stare in un posto bello e funzionale.


Perché allora per molti adulti parlare del fatto che i bambini abbiano il diritto di essere felici è naïve?


Uno dei motivi ha certamente a che fare con la cultura della performance da cui molti siamo affetti in gradi diversi e in forme anche subdole, ma che è diventata indiscutibilmente parte di un certo modo di vivere la vita odierno e che ha effetti anche sull'educazione dei figli. Nell'ideale comune del "bravo bambino" le immagini ricorrenti sono quelle dell'impegno e anche di una certa sofferenza nello studio come unica via per il successo. Alle idee di abnegazione e sofferenza viene anche attribuito spesso un valore etico, come se si meritasse un certo valore personale solo per il fatto di essersi impegnati (si noti che l'impegno è certamente una parte fondamentale del processo di crescita, ma non l'unico o non il fondatore).

È possibile anche che c'entri la visione della felicità in una definizione romanzata, astratta e un po' superficiale, secondo la quale i bambini sono felici se ridono, giocano e, insomma, "fanno i bambini".

In terza istanza siamo spesso più abituati ad essere "visti" o giudicati dagli altri e di questo ci preoccupiamo molto, prima ancora di saper ribaltare la prospettiva ed avere prima una nostra opinione personale su noi stessi.


Il punto di vista dell'educatore che vuole lavorare sul concetto di ben-essere (well-being) in termini educativi è invece molto più vicino a quello dei ragazzi del 5th e secondo cui, ad esempio, quando parliamo di serenità del bambino questa ha a che fare con il corretto sviluppo psico-fisico, con la consapevolezza delle proprie capacità e potenzialità, con la sicurezza personale che dà l'avere delle relazioni con i simili e con gli adulti bilanciate ed emotivamente stabili. È stupefacente la pertinenza del linguaggio che in maniera introiettata è stata usata dai ragazzi nella stesura dell'indagine quando viene usata la locuzione sentono di aver imparato, infatti la scelta di aggiungere il verbo sentire davanti ad imparare presuppone un punto di vista attivo, una consapevolezza e una sicurezza rispetto ai propri risultati (positivi o negativi) - che noi adulti chiamiamo capacità di autovalutazione. Nello sviluppo di un individuo felice quindi concorrono tutta una serie di elementi fondamentali, che potremmo anche chiamare competenze trasversali, che costituiscono le solide basi affinché il processo di apprendimento possa avvenire. In sostanza, quello che i ragazzi ci dicono con la struttura di questa indagine e con cui noi siamo d'accordo, è che per essere felici prima è necessario imparare ad essere persone e stare nel mondo e poi potremo valutare il nostro rendimento in termini di produttività, perché essere adeguati alle richieste e arrivare agli obiettivi può essere conseguenza, ma non premessa di un essere umano felice.


Per approfondire l'approccio educativo e didattico di EducatioNest: Progetto Educativo di Istituto 2022-25



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1件のコメント


Baraghini Gianfranco
Baraghini Gianfranco
2023年5月20日

siete bravi e mi piacerebbe parlarne .....ma sono " anziano" e non ho figli nella vostra scuola. Questi sono gli argomenti che dovrebbero essere oggetto di dibattito con tutti (figli e genitori) e miglioreste l'approccio scolastico ...ma fareste venire qualche dubbio/pensiero ai genitori o almeno ad alcuni di loro ...e quindi alla società ...non sottovalutateVi 😊

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